giovedì 2 maggio 2013

La bella e la bestia



Josefa Idem si alza per andare a giurare come Ministro della Repubblica Italiana

La grande atleta è ora anche Ministro della Repubblica Italiana. Era già stata amministratore pubblico della sua regione. E' tedesca e italiana: quindi europea. Speriamo che il nuovo Governo le assomigli il più possibile.
La sua bellezza autentica infatti sembra riflettere un carattere e una forza non solo fisica, ma anche mentale.
E' qui il segreto delle sue vittorie e della sua eccezionale carriera sportiva: 38 medaglie e 4 figli. Anche nell'ultima Olimpiade, la sua ottava, è arrivata in finale.
Ora l'attende un lavoro difficile, ma vedrete che lavorerà bene: semplice e, per questo, autorevole.




C'è un uomo, personalmente fuori dal Governo - ma fuori anche dal senso di responsabilità necessario - che, a Governo appena insediato, si mostra immediatamente per quello che è: un uomo costituzionalmente esterno alla Democrazia, ma dentro solo ai suoi personali grovigli, ormai inestricabili. Abile come sono certi lestofanti prepotenti, popolare come si può esserlo in un paese dove i "furbi" sono spesso in maggioranza.
Può un uomo, per quanto potente (?), contraddire immediatamente l'azione di un Governo che ha già un programma approvato dal Parlamento e, soprattutto, costruito e condiviso da uomini e donne che sembra quasi che gli appartengano?
Tutti abbiamo ricevuto, prima delle recenti elezioni, una lettera il cui autore si impegnava a restituire l'IMU 2012 se il Governo non l'avesse fatto (o potuto fare). Bene: si dia una mossa e cacci i soldi!


lunedì 22 aprile 2013

San Giorgio e il drago


Caro Presidente, scusi anche noi semplici cittadini per la fatica che dai nostri politici Le è di nuovo richiesta. Non credo comunque che essi siano in genere molto peggio della società che li esprime. Certo questa volta non potevano comportarsi in modo più irresponsabile.
Nell'ulteriore fatica sia generoso e severo, cauto e deciso, riflessivo e rapido. Presto e bene possono stare insieme: ma non abbiamo certo da insegnarLe nulla.
Da Siena La ringraziamo perciò con ammirazione e affetto.

venerdì 19 aprile 2013

Tramonti


Napolitano gli aveva tracciato, con implicita chiarezza, il possibile percorso fino a divenire il futuro presidente della repubblica. Ha creduto, invece, di "mettersi in politica" sicuro di raccogliere molti voti; con un Centro che si è rivelato un centrino.
Ha accettato anche improbabili apparizioni televisive non all'altezza della sua specifica intelligenza.
Pare che il suo gruppetto voterà, nella votazione decisiva, per la Cancellieri: ottimo ministro dalla parlata adenoidea che non avrà però voce in capitolo. E Monti pure.

mercoledì 17 aprile 2013

Avanti miei prodi!

Domani, proprio a quest'ora (10:00), si comincia ad eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, il Capo dello Stato.
Uomo o donna che sia, si tratta della massima autorità del Paese e del custode della nostra bellissima Costituzione.
Ma avverto uno spiacevole scarto tra la mia, e non solo mia, partecipazione emotiva e l'eco, in generale pesante, che proviene dalla sfera della politica ufficiale; non la politica in genere, ma quella dei Partiti. Compreso quello a cui per ora sono iscritto: anzi, soprattutto quello.
Basta leggere il titolo a tutta pagina de "l'Unità" di oggi: Amato, Marini o mister X
Ma siamo pazzi, nel metodo e nel merito? Per la presidenza riemergono nomi, tra i proposti e i sotterranei proponenti, che lasciano interdetto.
Ieri sera ho ascoltato, alla TV ma da un'altra stanza, la chiara voce di Bruno Tabacci, che riusciva, con poche parole esatte e con logica chiarezza, ad arrivare dritto al nome che il PD, e non solo il PD, dovrebbero proporre senza aspettare un minuto di più: quello di Romano Prodi.
Ma la chiarezza intelligente, che sa stringere su una scelta, è considerata oggi avventata ed imprudente. Sembra debba vincere ormai la politica ruminata e ambigua, piuttosto che quella propositiva ed esplicita. Perciò anche più onesta.

 da disegni di Emilio Giannelli, g.c. 






Post scriptum, ore 10 del 18/4
Perché non accettare la proposta di Grillo di votare Stefano Rodotà? Se il PD, invece, dà
seguito al rapporto avuto solo con la destra di Berlusconi, compie una scelta suicida, con inevitabili spaccature interne e nel suo elettorato.
Inoltre la figura, pur degna, di Marini non è paragonabile, per il ruolo di Presidente della Repubblica, con quella di Stefano Rodotà. E se il Movimento 5 Stelle accettase anche un'apertura verso Prodi?
Chi, nel PD, vuole salvare Berlusconi ad ogni costo?

martedì 9 aprile 2013

Di tutti i colori



Ormai i giornali, in testa "la Repubblica" e "Il Corriere della sera" (quest'ultimo con la durezza che ci voleva) si sono già occupati delle volgari e omertose parole che Beppe Grillo ha voluto di-vulgare nel suo blog: "Che silenzio c'è su Siena. Da quando David Rossi - usa questo nome senza alcun segno di rispetto - si è buttato (lo hanno buttato?) dalla finestra di un ufficio del MPS dopo una lunga telefonata, sulla città è calata una cappa". E poi: "Qualcuno chiede chi sarà il prossimo, la vox populi senese dà per certo che Rossi non sarà l'ultima vittima".
Basterebbero queste parole per qualificare le sue apodittiche e minacciose affermazioni. Senza un minimo di indignazione civile, ma solo con omertosa strumentalità. Sì, perché il successivo post scriptum è rivelatore della interessata attenzione dell'uomo: "Parteciperemo alle comunali di Siena".
Venga pure a Siena, ma faccia un salto in tribunale: dove qualcuno dovrebbe chiedergli su cosa basa le sue lugubri e minacciose previsioni. Quest'uomo pensa di non dover dare mai spiegazioni su quello che dice o grida.
Venga, e lo faccia senza restare nascosto nel retrobottega della sua politica.


mercoledì 3 aprile 2013

Grazie Presidente!


Questo Blog non chiede mai risposte e/o commenti, ma in questo caso chi vuole aggiungere anche solo il suo nome è il benvenuto.

Studio Associato di Progettazione:
Gianni Barsacchi, Luca Capacci, Tommaso de Sando, Carla Falleroni, Augusto Mazzini, Giovanni Mazzini, Paolo Mazzini, Roberto Salvadori . . .

martedì 2 aprile 2013

Errata corrige

Dal "Sole 24 Ore": gli errori si correggono
C'è molto da correggere. Ma rifare tutto andava bene se lo diceva Gino Bartali (glié tutto da rifare!); se lo dice Beppe Grillo è una sparata demagogica: che molti, però, hanno preso sul serio. Spero che parecchi se ne siano già pentiti. Ma guardando il suo vasto elettorato proviamo a suddividerlo, anche in modo un po' semplicistico.
Lo scontento generalizzato è il terreno di coltura: sul quale, però, hanno fruttificato voti di diversa intonazione, origine e destinazione.
Ora che i neo-eletti sono già nelle due Camere, alcune differenze si cominciano a leggere. Assegnamo pure una maggioranza a quelli che davvero condividono acriticamente l'opaco orizzonte politico di Grillo; ma ci sono, e chiaramente, almeno due possibili differenziazioni, già emergenti o comunque percepibili.
Una parte, più "elitaria", comincia a distinguersi verso sinistra: in genere personaggi o persone di più elaborato e sofferto pensiero politico. Questa tendenza è minoritaria e costituisce quasi certamente la perdita di voti del PD, che si è sviluppata man mano che la campagna elettorale di Bersani non soddisfaceva.
L'altra parte, più cospiqua e più legata ai propri - esistenti o presunti - interessi, fa avvertire il suo possibile ritorno all'ovile di Berlusconi. Non sono i moderati: sono gli opportunisti che, piaccia o no, in Italia sono forse una maggioranza. Per questo il rinvigorito Berlusconi (un autentico miracolo della opedalità Sanraffaellesca) andrebbe volentieri alle urne. Lui sta bene (e ci fa piacere); teme (e giustamente) gli incombenti processi. Ed ha i suoi sondaggisti.
Il Partito Democratico deve correggere subito gli errori commessi nella debole campagna elettorale e, quà e là in deludenti realtà locali.
E rinnovarsi davvero, non solo a parole.

martedì 26 marzo 2013

La croce del Travaglio



C'è un unico caso in cui dalla Croce del Travaglio non si può andare in Piazza del Campo: cioè entrarci quando la piazza è già stata pulita. Accade a Siena nei giorni del Palio, quando tutto è già pronto per la corsa (prove o palio che siano) e la pista è sgomberata. Lo sgombero si dice in senese appunto: fare "piazza pulita".
Anche Marco Travaglio non è andato a Piazza Pulita: per due motivi. Dopo aver recitato il suo attacco a Piero Grasso nella confortevole e familiare trasmissione di Santoro " Servizio Pubblico", si è rifiutato però di affrontare un confronto col neo-Presidente del Senato, in altra sede televisiva: Piazza Pulita, appunto.
Mentre Grasso, duramente attaccato a "Servizio Pubblico", era comunque disponibile al confronto diretto, ma in una sede forse più neutra, Travaglio invece si è rifiutato di farlo.
Ieri sera, quindi,. Grasso ha affrontato con calma le domande del conduttore che aveva imparato diligentemente tutti i punti nevralgici toccati da Travaglio. E tutto pareva finito. Quando, con tempismo perfetto, il conduttore (che è apparso forse ben condotto) ha annunciato che, Giovedì prossimo, Travaglio giocherà, di nuovo da solo, in casa il suo antisportivo gioco. Spero che Grasso consideri chiusa la partita e che il dossierista Travaglio ci metta pure sopra la sua croce.
Poteva certo considerare la cosa chiusa anche lui e così tacere: ma lui tace quando gli pare più opportuno. Ad esempio nell'occasione dello spettacolino di rientro di Silvio Berlusconi, proprio a "Servizio Pubblico".

mercoledì 20 marzo 2013

Recupero a costo zero?

Il complesso residenziale a Torre Fiorentina, lungo la via B. Tolomei, ha ormai quasi quarant'anni. E ora li dimostra tutti.
Risulterebbe essere ancora complessivamente di proprietà pubblica, ma con gestioni differenziate che possono rendere complicati gli interventi ormai non rinviabili.
Il complesso comprende, oltre che le residenze, attività pubbliche o di pubblico interesse. Come ancora si vede, è strutturato in modo da formare un nucleo di forte carattere urbano: con percorsi pedonali interni e autonomi rispetto alla viabilità esterna, e con spazi pedonali ampi e aree di parcheggio interne.
Ha tuttavia subito nel tempo diverse modifiche che, apparentemente innocue, hanno in realtà alterato la originaria qualità: degli spazi di uso pubblico soprattutto.
La prima alterazione - la più innocente - fu subito la eliminazione dei colori nelle pareti esterne dei vani ascensori. La sera, con le luci accese, sarebbero apparsi tre colori diversi per ognuno degli edifici alti: rosso, giallo, verde.
Alcune alterazioni sono state invece anche stupide: ad esempio il riempimento con terra di una piccola area rotonda, entro e attorno alla quale si poteva sedere, eccetera.
Cosa assai più grave è però non aver mai svolto una regolare manutenzione, specie degli esterni. Così si mantiene una pubblica proprietà e un importante luogo urbano?
Ora che il degrado è al limite, si rende necessario addirittura un vero e proprio restauro.
Il complesso architettonico è stato più volte pubblicato. Finché, nel 2011 (nello studio promosso da: Ministero per i Beni Artistici e Attività Culturali; Regione Toscana, Giunta Regionale; Fondazione Giovanni Michelucci onlus) il complesso è stato inserito tra le "opere di rilevante interesse storico artistico". (L'architettura in Toscana dal 1945 ad oggi, Alinea editrice). Secondo la mia opinione si tratta ormai di operare un vero e proprio recupero urbano, dando continuità al percorso pedonale interno rimasto da sempre, nel tratto a sbalzo, chiuso verso l'adiacente complesso scolastico, ormai quasi demolito. Eppure, con un nuovo riuso di quest'area, il complesso potrebbe assumere, finalemente, in modo più completo il ruolo e la fisionomia di "centro del quartiere".
L'obbiezione facile sarà che, di questi tempi, non ci sono i mezzi per fare un'operazione così impegnativa.
Si può rispondere subito con due osservazioni. Primo: il recupero deve essere progettato e programmato con intelligente misura e tempistica; perciò con una conduzione rigorosa e trasparente tesa a produrre anche lavoro socialmente utile.
Secondo: il completamento del "centro di quartiere" con il riuso dell'area della scuola in demolizione può essere effettuato mantenendo in quell'area attività di pubblico interesse e ricavandone, con la cessione, i mezzi economici per compiere il restauro del complesso esistente.
In sintesi il recupero del "centro di quartiere" può avvenire a costo zero.
E' con operazioni simili che si misurerà la capacità di operare sull'esistente e, allo stesso tempo, la reale efficienza della pubblica amministrazione.

 
 

Foto: Augusto Mazzini in cantiere (1973); 1. Guida all'architettura moderna. Italia, gli ultimi 30 anni, Zanichelli 1988; 2. L'architettura in Toscana dal 1945 ad oggi, Alinea editrice, Firenze 2011

Foto di Luca Capacci, marzo 2013

lunedì 11 marzo 2013

κρίσις cioè decisione


Nel 1978, quando a Siena si facevano, e si continuò per alcuni anni, mostre che avevano un senso (seguivano cioè un percorso rigoroso), Cesare Brandi, nel catalogo per la mostra di Rutilio Manetti (1571-1639) parlò di "città derelitta". Cosa scriverebbe ora di Siena?
Molti lo citano tuttora, alcuni con particolare frequenza e affezione; ma nessuno - mi pare - con la stessa sua durezza, tanto più tagliente per l'amore scontroso che egli aveva per la sua città.
Mai come oggi si può trarre lo stesso giudizio, non tanto negli articoli che giornali nazionali e internazionali producono ogni giorno su Siena, quanto in mille segni, pesanti ma anche minuscoli, che la città esprime da sé.
E' inutile descrivere e ripetere questi segnali che i cittadini, e non solo essi, possono leggere o avvertire piuttosto come un profondo malessere. Una sorta di progressivo vortice che, prima largo e perciò più nebbioso, si è poi infilato nella città e nell'animo di molti, come una punta tagliente; e, alla fine (?), tragicamente dolorosa.
Eppure i primi segni si leggevano già da molto tempo: nello scadere quantitativo e qualitativo delle attività commerciali: sempre meno libri e prodotti di valore intrinseco; e sempre più mutandine e scarpe. Mentre crescevano le chiusure e le riaperture precarie e pateticamente multietniche: una specie di miseria esotica parallela all'impoverimento della città e dei suoi cittadini.
E poi le maggiori istituzioni in crisi non solo economica: il Monte dei Paschi al di là di ogni concepibile previsione; i partiti (quelli realmente esistenti, verrebbe da dire: uno solo) che ancora non hanno colto tutte le ragioni di questa situazione (certamente non solo senese) e gli spunti di una rinascita che tuttavia, paradossalmente, possono nascondersi proprio entro la crisi stessa.
Crisi, come si sa, significa anche decisione: dunque scelta. E' ricominciando dal di dentro di essa che si può trovare la via d'uscita: certo non breve né facile.