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mercoledì 12 giugno 2013

Impossibile tacere


Il caso è di tale gravità e ormai di così estesa conoscenza che, nonostante mi sia già espresso pubblicamente almeno due volte prima che cominciassero i lavori, è impossibile evitare di ritornarci sopra. A cose ormai compromesse e in corso d'opera; purtroppo si può dire sinora.
Potrei limitarmi ad affermare che, se fossi stato io amministratore comunale o esponente di un organismo di tutela, alla sola vista di quanto si chiedeva di fare a ridosso del Palazzo dei Diavoli, avrei buttato domanda, pareri già avuti, rendering già presentati, dalla finestra; vergognandomi anche per chi ha avuto il coraggio di presentare e redigere un simile progetto. Fidandomi dello sguardo che i miei venticinque lettori vorranno dare alle immagini qui sotto esposte (ma se vanno su internet le trovano quasi tutte, ma non tutte), spero che il loro primo sentimento sia di incredula incazzatura. Il Palazzo dei Diavoli è un unicum per storia, significato, inusuale qualità architettonica e figurativa. E di significato urbanistico: è infatti (purtroppo si dovrà dire era) un edificio di tale forza simbolica da costituire, a nord, la vera prima Porta della città di Siena.
E' incredibile come ciò che si sta costruendo sia passato, partendo da una pia committenza, tra le mani di ottimi professionisti, autorità comunali, comprovata competenza e severità degli organi soprintendenziali. Mi dispiace anche per loro.
Spero soltanto che la nuova Amministrazione Comunale trovi il disarmante coraggio di chi intende presentarsi, da subito, con segni evidenti di cambiamento rispetto al recente passato.
Le immagini qui di sotto fanno parte degli elaborati presentati ai fini della approvazione del progetto. Sarebbe bastata un'occhiata per capire l'offesa che si stava facendo nei confronti di uno dei più straordinari monumenti del nostro passato, non solo senese.
Non è mai troppo tardi per impedire i disastri: e la nostra città ne ha conosciuti recentemente fin troppi.

rendering prodotti per l'approvazione

martedì 14 maggio 2013

Pattabi Ganapathi Raman



Domenica 12 maggio è morto un amico caro, che a Siena aveva altri amici: Carlo Nepi e Fabrizio Mezzedimi, oltre ai miei figli Giovanni e Paolo.
Pattabi G. Raman era architetto, nato in India e lì laureato a Madras. Ma è vissuto e ha insegnato in paesi molto diversi: Edinburgh prima di tutto, poi in Turchia e, da dieci anni, in Sud Africa: Johannesburg, Bloemfontein e da ultimo Cape Town. Ma è morto a Torino, la città di sua moglie e poi, purtroppo o meno male, il luogo dove la sua malattia è potuta terminare senza inutili sofferenze.
Sotto lo sguardo di Anna e Raju, il figlio medico.
Ma il nostro primo incontro era avvenuto sulla carta, per me e Carlo Nepi: sul n. 7 di Spazio e Società, la bellissima rivista di Giancarlo De Carlo. E avvertimmo subito un filo di comprensione e amicizia che è durato fino ad ora. Conosceva le nostre architetture e ne aveva parlato su una rivista edita a Singapore.
Sempre distanti - era soprattutto lui a muoversi - ma sempre vicini.
Nella sua bella casa di Edimburgo, in Eildon Street, avevamo soggiornato con i Mezzedimi, avendo di fronte, attraverso luminosi bow-window, la silhouette del Royal Mail con in cima il castello. C'era un po' di Siena in quel profilo. Si era già spenta la mentale partita a ping pong su Spazio e Società, anch'essa, la rivista, finita prima del tempo: ma sempre amici a distanza, lungo un filo tenace di amicizia e di idee. Era stato a Siena poco tempo fa, già malato. Un po' prima era venuto con i suoi studenti, interessato alle nostre architetture italiane e toscane, che progettava di portare in Sud Africa (What Tuscan architects are doing today).

Una foto recente di Raman

venerdì 10 maggio 2013

Imbarcarsi subito

Secondo l'opinione diffusa (nel senso che nasce dall'interno e si proietta fuori), e costantemente raccolta da stampa, TV e internet, il Partito Democratico è impacciato, per non dir di peggio, dalle numerose divisioni interne. A volte piccole tribù, più spesso leaderismo diffuso e velleitario: anche quando si dovrebbe trattare della normale dialettica necessaria per la vita di un partito.
Purtroppo il PD, nonostante tutto, è oggi l'unico partito italiano: ce ne sono altri?
Ma la confusione, le incertezze, i personalismi sono un'altra cosa: sono una degenazione del legittimo confronto di idee e di proposte programmatiche.
Senza dubbio la concentrazione in Roma delle principali sedi di decisione e occasioni di "governo", aggrava la situazione. Un partito diffuso in tutto il paese, ma con "troppi dirigenti" che consumano la maggior parte del loro tempo in Roma: con i suoi circoletti, i suoi salotti, le sue trattorie, il suo governo e sottogoverno.
Un mare difficile da mantenere calmo e, perciò, difficile da navigare secondo una rotta condivisa.
Dovrebbe esserci una barca comune, mentre invece abbondano altre imbarcazioni: dagli yacht ai pedalò (questi in genere di origine emilian-romagnola: si pedala molto, ma si va in qua e in là).
Ora c'è il problema di arrivare ad un congresso che, tra l'altro, dovrà nominare il nuovo segretario: per cui ora ci vorrebbe qualcuno che lo traghetti, il partito.
Si fanno nomi di brave persone, di ex-sindacalisti ed ex-giovanipromesse. Sarebbe un errore gravissimo giocare al ribasso, visto che si combatte con "partiti" e gruppi politici che hanno in genere un uomo solo al comando: quindi, purtroppo, conosciuti o comunque ben identificabili in una persona.
E il PD? Il PD avrebbe l'uomo giusto per traghettare e, forse, andare anche oltre. Già ministro, di grande tradizione familiare, di notevole prestigio anche accademico; e soprattutto, di immediata identificabilità con il ruolo: Fabrizio Barca: oltre il nome ha faccia e idee giuste. Oppure ha già generato gelosi e miopi anticorpi?

PS (ma scritto immediatamente): penso che non saranno capaci di fare una scelta così coraggiosa, innovativa e sorprendente.


giovedì 2 maggio 2013

E' Palio


Eugenio Neri, Giovanni Mazzini, Paolo Mazzini fanno il Palio nella ormai scomparsa spiaggetta di Punta Ala, 1980 circa.

Chi di loro è davvero in corsa a Siena?

La bella e la bestia



Josefa Idem si alza per andare a giurare come Ministro della Repubblica Italiana

La grande atleta è ora anche Ministro della Repubblica Italiana. Era già stata amministratore pubblico della sua regione. E' tedesca e italiana: quindi europea. Speriamo che il nuovo Governo le assomigli il più possibile.
La sua bellezza autentica infatti sembra riflettere un carattere e una forza non solo fisica, ma anche mentale.
E' qui il segreto delle sue vittorie e della sua eccezionale carriera sportiva: 38 medaglie e 4 figli. Anche nell'ultima Olimpiade, la sua ottava, è arrivata in finale.
Ora l'attende un lavoro difficile, ma vedrete che lavorerà bene: semplice e, per questo, autorevole.




C'è un uomo, personalmente fuori dal Governo - ma fuori anche dal senso di responsabilità necessario - che, a Governo appena insediato, si mostra immediatamente per quello che è: un uomo costituzionalmente esterno alla Democrazia, ma dentro solo ai suoi personali grovigli, ormai inestricabili. Abile come sono certi lestofanti prepotenti, popolare come si può esserlo in un paese dove i "furbi" sono spesso in maggioranza.
Può un uomo, per quanto potente (?), contraddire immediatamente l'azione di un Governo che ha già un programma approvato dal Parlamento e, soprattutto, costruito e condiviso da uomini e donne che sembra quasi che gli appartengano?
Tutti abbiamo ricevuto, prima delle recenti elezioni, una lettera il cui autore si impegnava a restituire l'IMU 2012 se il Governo non l'avesse fatto (o potuto fare). Bene: si dia una mossa e cacci i soldi!


lunedì 22 aprile 2013

San Giorgio e il drago


Caro Presidente, scusi anche noi semplici cittadini per la fatica che dai nostri politici Le è di nuovo richiesta. Non credo comunque che essi siano in genere molto peggio della società che li esprime. Certo questa volta non potevano comportarsi in modo più irresponsabile.
Nell'ulteriore fatica sia generoso e severo, cauto e deciso, riflessivo e rapido. Presto e bene possono stare insieme: ma non abbiamo certo da insegnarLe nulla.
Da Siena La ringraziamo perciò con ammirazione e affetto.

venerdì 19 aprile 2013

Tramonti


Napolitano gli aveva tracciato, con implicita chiarezza, il possibile percorso fino a divenire il futuro presidente della repubblica. Ha creduto, invece, di "mettersi in politica" sicuro di raccogliere molti voti; con un Centro che si è rivelato un centrino.
Ha accettato anche improbabili apparizioni televisive non all'altezza della sua specifica intelligenza.
Pare che il suo gruppetto voterà, nella votazione decisiva, per la Cancellieri: ottimo ministro dalla parlata adenoidea che non avrà però voce in capitolo. E Monti pure.

mercoledì 17 aprile 2013

Avanti miei prodi!

Domani, proprio a quest'ora (10:00), si comincia ad eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, il Capo dello Stato.
Uomo o donna che sia, si tratta della massima autorità del Paese e del custode della nostra bellissima Costituzione.
Ma avverto uno spiacevole scarto tra la mia, e non solo mia, partecipazione emotiva e l'eco, in generale pesante, che proviene dalla sfera della politica ufficiale; non la politica in genere, ma quella dei Partiti. Compreso quello a cui per ora sono iscritto: anzi, soprattutto quello.
Basta leggere il titolo a tutta pagina de "l'Unità" di oggi: Amato, Marini o mister X. 
Ma siamo pazzi, nel metodo e nel merito? Per la presidenza riemergono nomi, tra i proposti e i sotterranei proponenti, che lasciano interdetto.
Ieri sera ho ascoltato, alla TV ma da un'altra stanza, la chiara voce di Bruno Tabacci, che riusciva, con poche parole esatte e con logica chiarezza, ad arrivare dritto al nome che il PD, e non solo il PD, dovrebbero proporre senza aspettare un minuto di più: quello di Romano Prodi.
Ma la chiarezza intelligente, che sa stringere su una scelta, è considerata oggi avventata ed imprudente. Sembra debba vincere ormai la politica ruminata e ambigua, piuttosto che quella propositiva ed esplicita. Perciò anche più onesta.

 da disegni di Emilio Giannelli, g.c. 






Post scriptum, ore 10 del 18/4
Perché non accettare la proposta di Grillo di votare Stefano Rodotà? Se il PD, invece, dà
seguito al rapporto avuto solo con la destra di Berlusconi, compie una scelta suicida, con inevitabili spaccature interne e nel suo elettorato.
Inoltre la figura, pur degna, di Marini non è paragonabile, per il ruolo di Presidente della Repubblica, con quella di Stefano Rodotà. E se il Movimento 5 Stelle accettase anche un'apertura verso Prodi?
Chi, nel PD, vuole salvare Berlusconi ad ogni costo?

martedì 9 aprile 2013

Di tutti i colori



Ormai i giornali, in testa "la Repubblica" e "Il Corriere della sera" (quest'ultimo con la durezza che ci voleva) si sono già occupati delle volgari e omertose parole che Beppe Grillo ha voluto di-vulgare nel suo blog: "Che silenzio c'è su Siena. Da quando David Rossi - usa questo nome senza alcun segno di rispetto - si è buttato (lo hanno buttato?) dalla finestra di un ufficio del MPS dopo una lunga telefonata, sulla città è calata una cappa". E poi: "Qualcuno chiede chi sarà il prossimo, la vox populi senese dà per certo che Rossi non sarà l'ultima vittima".
Basterebbero queste parole per qualificare le sue apodittiche e minacciose affermazioni. Senza un minimo di indignazione civile, ma solo con omertosa strumentalità. Sì, perché il successivo post scriptum è rivelatore della interessata attenzione dell'uomo: "Parteciperemo alle comunali di Siena".
Venga pure a Siena, ma faccia un salto in tribunale: dove qualcuno dovrebbe chiedergli su cosa basa le sue lugubri e minacciose previsioni. Quest'uomo pensa di non dover dare mai spiegazioni su quello che dice o grida.
Venga, e lo faccia senza restare nascosto nel retrobottega della sua politica.


mercoledì 3 aprile 2013

Grazie Presidente!


Questo Blog non chiede mai risposte e/o commenti, ma in questo caso chi vuole aggiungere anche solo il suo nome è il benvenuto.

Studio Associato di Progettazione:
Gianni Barsacchi, Luca Capacci, Tommaso de Sando, Carla Falleroni, Augusto Mazzini, Giovanni Mazzini, Paolo Mazzini, Roberto Salvadori . . .

martedì 2 aprile 2013

Errata corrige

Dal "Sole 24 Ore": gli errori si correggono
C'è molto da correggere. Ma rifare tutto andava bene se lo diceva Gino Bartali (glié tutto da rifare!); se lo dice Beppe Grillo è una sparata demagogica: che molti, però, hanno preso sul serio. Spero che parecchi se ne siano già pentiti. Ma guardando il suo vasto elettorato proviamo a suddividerlo, anche in modo un po' semplicistico.
Lo scontento generalizzato è il terreno di coltura: sul quale, però, hanno fruttificato voti di diversa intonazione, origine e destinazione.
Ora che i neo-eletti sono già nelle due Camere, alcune differenze si cominciano a leggere. Assegnamo pure una maggioranza a quelli che davvero condividono acriticamente l'opaco orizzonte politico di Grillo; ma ci sono, e chiaramente, almeno due possibili differenziazioni, già emergenti o comunque percepibili.
Una parte, più "elitaria", comincia a distinguersi verso sinistra: in genere personaggi o persone di più elaborato e sofferto pensiero politico. Questa tendenza è minoritaria e costituisce quasi certamente la perdita di voti del PD, che si è sviluppata man mano che la campagna elettorale di Bersani non soddisfaceva.
L'altra parte, più cospiqua e più legata ai propri - esistenti o presunti - interessi, fa avvertire il suo possibile ritorno all'ovile di Berlusconi. Non sono i moderati: sono gli opportunisti che, piaccia o no, in Italia sono forse una maggioranza. Per questo il rinvigorito Berlusconi (un autentico miracolo della opedalità Sanraffaellesca) andrebbe volentieri alle urne. Lui sta bene (e ci fa piacere); teme (e giustamente) gli incombenti processi. Ed ha i suoi sondaggisti.
Il Partito Democratico deve correggere subito gli errori commessi nella debole campagna elettorale e, quà e là in deludenti realtà locali.
E rinnovarsi davvero, non solo a parole.

mercoledì 20 marzo 2013

Recupero a costo zero?

Il complesso residenziale a Torre Fiorentina, lungo la via B. Tolomei, ha ormai quasi quarant'anni. E ora li dimostra tutti.
Risulterebbe essere ancora complessivamente di proprietà pubblica, ma con gestioni differenziate che possono rendere complicati gli interventi ormai non rinviabili.
Il complesso comprende, oltre che le residenze, attività pubbliche o di pubblico interesse. Come ancora si vede, è strutturato in modo da formare un nucleo di forte carattere urbano: con percorsi pedonali interni e autonomi rispetto alla viabilità esterna, e con spazi pedonali ampi e aree di parcheggio interne.
Ha tuttavia subito nel tempo diverse modifiche che, apparentemente innocue, hanno in realtà alterato la originaria qualità: degli spazi di uso pubblico soprattutto.
La prima alterazione - la più innocente - fu subito la eliminazione dei colori nelle pareti esterne dei vani ascensori. La sera, con le luci accese, sarebbero apparsi tre colori diversi per ognuno degli edifici alti: rosso, giallo, verde.
Alcune alterazioni sono state invece anche stupide: ad esempio il riempimento con terra di una piccola area rotonda, entro e attorno alla quale si poteva sedere, eccetera.
Cosa assai più grave è però non aver mai svolto una regolare manutenzione, specie degli esterni. Così si mantiene una pubblica proprietà e un importante luogo urbano?
Ora che il degrado è al limite, si rende necessario addirittura un vero e proprio restauro.
Il complesso architettonico è stato più volte pubblicato. Finché, nel 2011 (nello studio promosso da: Ministero per i Beni Artistici e Attività Culturali; Regione Toscana, Giunta Regionale; Fondazione Giovanni Michelucci onlus) il complesso è stato inserito tra le "opere di rilevante interesse storico artistico". (L'architettura in Toscana dal 1945 ad oggi, Alinea editrice). Secondo la mia opinione si tratta ormai di operare un vero e proprio recupero urbano, dando continuità al percorso pedonale interno rimasto da sempre, nel tratto a sbalzo, chiuso verso l'adiacente complesso scolastico, ormai quasi demolito. Eppure, con un nuovo riuso di quest'area, il complesso potrebbe assumere, finalemente, in modo più completo il ruolo e la fisionomia di "centro del quartiere".
L'obbiezione facile sarà che, di questi tempi, non ci sono i mezzi per fare un'operazione così impegnativa.
Si può rispondere subito con due osservazioni. Primo: il recupero deve essere progettato e programmato con intelligente misura e tempistica; perciò con una conduzione rigorosa e trasparente tesa a produrre anche lavoro socialmente utile.
Secondo: il completamento del "centro di quartiere" con il riuso dell'area della scuola in demolizione può essere effettuato mantenendo in quell'area attività di pubblico interesse e ricavandone, con la cessione, i mezzi economici per compiere il restauro del complesso esistente.
In sintesi il recupero del "centro di quartiere" può avvenire a costo zero.
E' con operazioni simili che si misurerà la capacità di operare sull'esistente e, allo stesso tempo, la reale efficienza della pubblica amministrazione.

 
 

Foto: Augusto Mazzini in cantiere (1973); 1. Guida all'architettura moderna. Italia, gli ultimi 30 anni, Zanichelli 1988; 2. L'architettura in Toscana dal 1945 ad oggi, Alinea editrice, Firenze 2011

Foto di Luca Capacci, marzo 2013

lunedì 11 marzo 2013

κρίσις cioè decisione


Nel 1978, quando a Siena si facevano, e si continuò per alcuni anni, mostre che avevano un senso (seguivano cioè un percorso rigoroso), Cesare Brandi, nel catalogo per la mostra di Rutilio Manetti (1571-1639) parlò di "città derelitta". Cosa scriverebbe ora di Siena?
Molti lo citano tuttora, alcuni con particolare frequenza e affezione; ma nessuno - mi pare - con la stessa sua durezza, tanto più tagliente per l'amore scontroso che egli aveva per la sua città.
Mai come oggi si può trarre lo stesso giudizio, non tanto negli articoli che giornali nazionali e internazionali producono ogni giorno su Siena, quanto in mille segni, pesanti ma anche minuscoli, che la città esprime da sé.
E' inutile descrivere e ripetere questi segnali che i cittadini, e non solo essi, possono leggere o avvertire piuttosto come un profondo malessere. Una sorta di progressivo vortice che, prima largo e perciò più nebbioso, si è poi infilato nella città e nell'animo di molti, come una punta tagliente; e, alla fine (?), tragicamente dolorosa.
Eppure i primi segni si leggevano già da molto tempo: nello scadere quantitativo e qualitativo delle attività commerciali: sempre meno libri e prodotti di valore intrinseco; e sempre più mutandine e scarpe. Mentre crescevano le chiusure e le riaperture precarie e pateticamente multietniche: una specie di miseria esotica parallela all'impoverimento della città e dei suoi cittadini.
E poi le maggiori istituzioni in crisi non solo economica: il Monte dei Paschi al di là di ogni concepibile previsione; i partiti (quelli realmente esistenti, verrebbe da dire: uno solo) che ancora non hanno colto tutte le ragioni di questa situazione (certamente non solo senese) e gli spunti di una rinascita che tuttavia, paradossalmente, possono nascondersi proprio entro la crisi stessa.
Crisi, come si sa, significa anche decisione: dunque scelta. E' ricominciando dal di dentro di essa che si può trovare la via d'uscita: certo non breve né facile.

mercoledì 20 febbraio 2013

Mistero buffo


Ieri sera, 19 febbraio, al grande raduno dei grillini, in Piazza del Duomo a Milano, è apparso (non per miracolo) Dario Fo. Infatti, quando si è presentato ha detto, piano, che l'aveva chiamato... (signorilmente: cioè accennando soltanto con lo sguardo verso l'amico Grillo).
Di fronte a quella folla, già scaldata dal grido dell'ex comico verso l'intera politica italiana: "Siete circondati: arrendetevi!", "Tutti a casa!" gli fa subito eco la massa. E Dario Fo li sprona: "Non mollate, per favore!".
Quel non mollate è un classico incitamento partigiano a resistere al Fascismo. Per Dario, forse, una assonanza dolorosa, anche se, subito, accenna alla grande festa che a guerra finita aveva già riempito la Piazza del Duomo di Milano.
Dario, infatti, quasi sussurra: "Mi sembra di esser tornato indietro di molti anni; alla fine della guerra."
Giusto quando aveva già avuto il coraggio, lui giovanissimo, di levarsi di testa il basco delle brigate nere: rimanendo però legato - come si è visto poi - ad una concezione estremista della politica, se la si vuole chiamare così.

Il Quarto Stato dipinto da Dario Fo

Post Scriptum doveroso.
Sostenere Grillo è lecito ma contemporaneamente criticabile. La storia di Dario Fo è meno schematica di quella che ho tracciato, ma l'ammirazione per l'artista non vieta il giudizio politico. Ed è da non dimenticare mai la vergognosa violenza che Franca Rame subì nel 1973 da delinquenti di estrema destra, che la Giustizia non ha saputo punire.
Anche per questo meglio tenersi lontani da incitamenti come "tutti a casa", "arrendetevi" etc.


Post, post...
Da L'Unità del 21 febbraio 2013

lunedì 11 febbraio 2013

Come niente fosse


È inutile, da parte del PD senese (e anche quello nazionale) ripetere che la decisione di affidare MPS a Viola e Profumo è stata una scelta di Ceccuzzi, allora ancora Sindaco di Siena. Senz’altro si sarà dichiarato d’accordo, credo, ma la decisione è partita da Roma e da chi tale indicazione competeva: la Banca d’Italia. Oggi poi sappiamo, con certezza, da Mario Draghi che lui stesso aveva firmato le due ispezioni che hanno costituito la premessa della successiva decisione. Male ha fatto il PD – anche quello nazionale – ad affermare che “il Sindaco di Siena etc.”. Un’autodifesa che non serve a niente ed è addirittura controproducente, perché può rivelare, inopportunamente, un senso di colpa.
Su l’Unità del 7 febbraio si scrive che, per questo, "il voto di fine mese (le politiche ndr) è visto come propedeutico a quello amministrativo di fine maggio”. Giulio Carli, segretario comunale del PD, afferma di conseguenza, nello stesso articolo, che il vero “obiettivo è rendere impresentabile il PD in vista del 27 maggio”.
E cioè che “vari pezzi democratici nemici di Ceccuzzi punterebbero a far perdere i voti al PD alle politiche per poi presentargli il conto”. Si trattasse dei cosiddetti monaciani, passi. Ma accusare tutti quelli – e sono tanti, cioè più di quelli che hanno votato alle primarie – che di fatto sono stati esclusi dalla partecipazione alle regolari primarie, è vergognoso: oltre che falso. Le primarie per le amministrative si sono tenute nella morsa di regole costituite appositamente per consentire una vittoria sicura a chi poi l’ha vinte.
Tagliando fuori democratici iscritti e fedeli (e che magari avrebbero anche votato Ceccuzzi) di cui invece oggi c’è bisogno per recuperare consenso alle elezioni politiche ormai alle porte.
Chi ha voluto intralciare questa campagna elettorale anticipando insensatamente (ma con uno scopo ben preciso) le primarie per le amministrative?
Se io, personalmente, ho chiesto in assemblea e sul mio blog (architetturepossibili.blogspot.com), le dimissioni almeno del segretario comunale del PD senese, c’era e c’è, evidentemente, un motivo politico.
E ora, per ora, tutti uniti!

Augusto Mazzini


PS. Vedi l'articolo su La Repubblica - Firenze, pagina II di oggi, lunedì 11 febbraio; sotto il titolo "Siena, il peso del Monte sul futuro Sindaco"

giovedì 7 febbraio 2013

Repetita juvant


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disegni di Attilio Mussino

Da due edizioni diverse. Una del 1944 e l'altra della fine degli anni 30, come si vede dall'autografo di mia cugina Liliana. Gli sbaffi di colore, più tardi ma di poco, sull'edizione più vecchia sono di Augusto Mazzini di anni 3-4


NB. L'"argomento" era stato già trattato nel post del 9 maggio 2012

mercoledì 30 gennaio 2013

La memoria


Mi ricordo di quando, eravamo nei primi anni sessanta credo, ero un ragazzo perciò, mi affidai il compito di "allestire" una mostra costituita da 400 (quattrocento) fotografie sui campi di sterminio nazisti: nude e crude. E questo nel cortile del Palazzo Pubblico di Siena: spesso scuro anche d'estate. La mostra forse fu in primavera perché non ricordo né caldo né freddo; non ricordo né l'anno né il giorno e non so se c'era già il Giorno della Memoria.
Decisi di attaccare da solo le foto, una per una, sui ferrigni mattoni di quel bellissimo entrone, dove il cielo piomba inquadrato fino a terra: delimitando ancora di più l'alto porticato attorno. Le attaccai tutte, le fotografie, sul lato destro entrando dalla piazza: nel tratto dove la superficie non era interrotta, né ai lati, né in alto, arrivando fino alle volte.
Non voglio dire niente di nuovo, che oggi non si sappia; per me però fu una continua corsa entro l'orrore: fin dentro i dettagli più orribili. Le foto venivano da Modena, erano un po' marroni mi sembra di rammentare; erano senz'altro copie ma, essendo già state mostrate altrove, erano un po' ingiallite: non stese ma un po' svergolate. Perciò autentiche.
Io le attaccai partendo dal basso mentre qualcuno me le passava. Così salii in alto, una foto accanto all'altra: non in file regolari ma come un albero dell'orrore. Tutto in un pomeriggio.
Non dico altro perché volevo dire una cosa sola, in realtà: tutte le mie sensazioni - ed i sussulti che pure ci furono - si concentrarono alla fine nelle mie mani. Un po' accartocciate e asciutte, senz'altro anche polverose: di una polvere sottile. Ma sentivo un odore, o credevo di sentirlo: può suonare ora retorico e me ne scuso.
Ma io sentivo l'odore della morte orrenda, della vita orrenda peggio della morte.

Augusto Mazzini



martedì 8 gennaio 2013

Per Luigi Spaventa


Ci ho pensato. Ma credo sia normale che anche io possa ricordare Luigi Spaventa: con affettuoso cordoglio.
Non tanto perché l'ho conosciuto, essendo lui arrivato a Siena per presiedere il Monte dei Paschi, per un periodo, tra l'altro, breve. Lo faccio per due motivi specifici, che si aggiungono ai grandi meriti che già aveva verso la cultura, non solo economica, e verso lo Stato e le sue Istituzioni.
Lo leggevo solo su Repubblica, purtroppo.
I due motivi, dunque. E' stato il primo e l'unico Presidente del Monte dei Paschi a visitare il cantiere, quasi finito ma non inaugurato, del nuovo Centro Direzionale di Viale Mazzini. Non fu una visita tanto per fare; fu invece una visita accurata e interessata, da uomo attento alle cose, alla loro funzione e qualità. Ma senza pedanteria.
Poi si deve a lui se la mia proposta di chiamare Valerio Adami ad arricchire il foyer dell'auditorium fu finalmente accolta. La proposta era stata più volte già avanzata, trovando però ostacoli di dubbia origine nella cincischiante Direzione della Banca, più aperta a inutili sorrisi che a simili decisioni.
Spaventa, uomo invece aperto e con una moglie dalla colta sensibilità per l'arte, dette il via senza indugi.
Ed oggi quella grande pittura pubblica (mt 9x9) è la più importante opera d'Arte Moderna che non solo il Monte, ma la città intera abbiano.
Luigi Spaventa appariva ed era elegante, informale ed ironico: quando ci presentarono al suo arrivo in cantiere mi strinse la mano, inchinandosi.

Augusto Mazzini

lunedì 7 gennaio 2013

A scatola chiusa


Esiste ancora un PD (Partito Democratico) senese? Lasciamo stare quello provinciale, affidato ad un simpaticamente evanescente segretario, dal cognome invece altisonante.
Qui si tratta drammaticamente di quello cittadino, diretto - si fa per dire - da un segretario che più segretario non potrebbe essere. Un segretario domestico, si può dire: nel senso del suo stretto rapporto col dominus, piuttosto che con la domus, sembrerebbe.
Non un cameriere, perciò: ma un fedele seguace, piuttosto.
La vicenda in corso delle primarie per la scelta dei candidati PD (un centro sinistra ormai ridotto) a Sindaco di Siena è, a suo modo, chiarificatrice. Regolata, cioè impacchettata in regole, come peggio non si poteva.
Danneggia tutto e tutti: la affidabilità del PD come tale e gli stessi eventuali concorrenti, nessuno escluso. A questo punto si potrebbe già dire tutti esclusi, meno uno.
E' stato sbagliato tutto lo sbagliabile: a partire dalla "tempistica", come si chiama volentieri nel gergo politichese. Cioè aver fissato l'inizio e la fine dell'istruttoria per la presentazione delle candidature con continui ritocchi temporali, tutti incastrati tra le festività; e due magistrali "distrazioni" divenute, di fatto, sottrazioni.
Nel caso di ammanchi nelle aziende, specie quelle pubbliche, i due termini si equivalgono.
Primo: iniziare le procedure - che dovrebbero avere lo scopo di coinvolgere e sondare almeno gli iscritti e i simpatizzanti - senza conoscere con certezza la data delle relative elezioni amministrative. Anche se ci voleva poco a prevedere che sarebbero andate ben oltre le elezioni politiche: quindi, intralciando queste e andando a primavera inoltrata.
Secondo: anche se è una ipotesi, le scadenze e le regole sono subito sembrate essere registrate facendo riferimento ad un'unica candidatura, certo non obbligatoria, ma evidentemente ritenuta la più idonea o naturale.
Da qui tutto il pasticcio che ne è seguito e che, di certo, non accresce il favore di un elettorato senese che anche un segretario domestico doveva aver percepito essere attraversato da molta indecisione, se non addirittura da disaffezione.
Purtroppo, quando i segretari non vanno, non va anche il partito.
Conviene chiudere, per non farla troppo lunga, con le stesse parole del Segretario Comunale PD uscite due giorni fa sulla stampa cittadina.
"Accolgo con grande soddisfazione (l'incipit vorrebbe essere nello stile Napolitano interpretato da Crozza)  la decisione dell'Assemblea dei sostenitori (!) e dei sottoscrittori (!) di Franco Ceccuzzi di dare una parte delle firme a Bruno Valentini, affinché possa correre (sic!) alle Primarie del centro sinistra. E' un gesto di grande responsabilità e correttezza politica".

Con questa uscita ufficiale, si dimetta Segretario: la domus penso non abbia più bisogno di lei.


Disegni di Saul Steinberg