mercoledì 3 aprile 2013

Grazie Presidente!


Questo Blog non chiede mai risposte e/o commenti, ma in questo caso chi vuole aggiungere anche solo il suo nome è il benvenuto.

Studio Associato di Progettazione:
Gianni Barsacchi, Luca Capacci, Tommaso de Sando, Carla Falleroni, Augusto Mazzini, Giovanni Mazzini, Paolo Mazzini, Roberto Salvadori . . .

martedì 2 aprile 2013

Errata corrige

Dal "Sole 24 Ore": gli errori si correggono
C'è molto da correggere. Ma rifare tutto andava bene se lo diceva Gino Bartali (glié tutto da rifare!); se lo dice Beppe Grillo è una sparata demagogica: che molti, però, hanno preso sul serio. Spero che parecchi se ne siano già pentiti. Ma guardando il suo vasto elettorato proviamo a suddividerlo, anche in modo un po' semplicistico.
Lo scontento generalizzato è il terreno di coltura: sul quale, però, hanno fruttificato voti di diversa intonazione, origine e destinazione.
Ora che i neo-eletti sono già nelle due Camere, alcune differenze si cominciano a leggere. Assegnamo pure una maggioranza a quelli che davvero condividono acriticamente l'opaco orizzonte politico di Grillo; ma ci sono, e chiaramente, almeno due possibili differenziazioni, già emergenti o comunque percepibili.
Una parte, più "elitaria", comincia a distinguersi verso sinistra: in genere personaggi o persone di più elaborato e sofferto pensiero politico. Questa tendenza è minoritaria e costituisce quasi certamente la perdita di voti del PD, che si è sviluppata man mano che la campagna elettorale di Bersani non soddisfaceva.
L'altra parte, più cospiqua e più legata ai propri - esistenti o presunti - interessi, fa avvertire il suo possibile ritorno all'ovile di Berlusconi. Non sono i moderati: sono gli opportunisti che, piaccia o no, in Italia sono forse una maggioranza. Per questo il rinvigorito Berlusconi (un autentico miracolo della opedalità Sanraffaellesca) andrebbe volentieri alle urne. Lui sta bene (e ci fa piacere); teme (e giustamente) gli incombenti processi. Ed ha i suoi sondaggisti.
Il Partito Democratico deve correggere subito gli errori commessi nella debole campagna elettorale e, quà e là in deludenti realtà locali.
E rinnovarsi davvero, non solo a parole.

martedì 26 marzo 2013

La croce del Travaglio



C'è un unico caso in cui dalla Croce del Travaglio non si può andare in Piazza del Campo: cioè entrarci quando la piazza è già stata pulita. Accade a Siena nei giorni del Palio, quando tutto è già pronto per la corsa (prove o palio che siano) e la pista è sgomberata. Lo sgombero si dice in senese appunto: fare "piazza pulita".
Anche Marco Travaglio non è andato a Piazza Pulita: per due motivi. Dopo aver recitato il suo attacco a Piero Grasso nella confortevole e familiare trasmissione di Santoro " Servizio Pubblico", si è rifiutato però di affrontare un confronto col neo-Presidente del Senato, in altra sede televisiva: Piazza Pulita, appunto.
Mentre Grasso, duramente attaccato a "Servizio Pubblico", era comunque disponibile al confronto diretto, ma in una sede forse più neutra, Travaglio invece si è rifiutato di farlo.
Ieri sera, quindi,. Grasso ha affrontato con calma le domande del conduttore che aveva imparato diligentemente tutti i punti nevralgici toccati da Travaglio. E tutto pareva finito. Quando, con tempismo perfetto, il conduttore (che è apparso forse ben condotto) ha annunciato che, Giovedì prossimo, Travaglio giocherà, di nuovo da solo, in casa il suo antisportivo gioco. Spero che Grasso consideri chiusa la partita e che il dossierista Travaglio ci metta pure sopra la sua croce.
Poteva certo considerare la cosa chiusa anche lui e così tacere: ma lui tace quando gli pare più opportuno. Ad esempio nell'occasione dello spettacolino di rientro di Silvio Berlusconi, proprio a "Servizio Pubblico".

mercoledì 20 marzo 2013

Recupero a costo zero?

Il complesso residenziale a Torre Fiorentina, lungo la via B. Tolomei, ha ormai quasi quarant'anni. E ora li dimostra tutti.
Risulterebbe essere ancora complessivamente di proprietà pubblica, ma con gestioni differenziate che possono rendere complicati gli interventi ormai non rinviabili.
Il complesso comprende, oltre che le residenze, attività pubbliche o di pubblico interesse. Come ancora si vede, è strutturato in modo da formare un nucleo di forte carattere urbano: con percorsi pedonali interni e autonomi rispetto alla viabilità esterna, e con spazi pedonali ampi e aree di parcheggio interne.
Ha tuttavia subito nel tempo diverse modifiche che, apparentemente innocue, hanno in realtà alterato la originaria qualità: degli spazi di uso pubblico soprattutto.
La prima alterazione - la più innocente - fu subito la eliminazione dei colori nelle pareti esterne dei vani ascensori. La sera, con le luci accese, sarebbero apparsi tre colori diversi per ognuno degli edifici alti: rosso, giallo, verde.
Alcune alterazioni sono state invece anche stupide: ad esempio il riempimento con terra di una piccola area rotonda, entro e attorno alla quale si poteva sedere, eccetera.
Cosa assai più grave è però non aver mai svolto una regolare manutenzione, specie degli esterni. Così si mantiene una pubblica proprietà e un importante luogo urbano?
Ora che il degrado è al limite, si rende necessario addirittura un vero e proprio restauro.
Il complesso architettonico è stato più volte pubblicato. Finché, nel 2011 (nello studio promosso da: Ministero per i Beni Artistici e Attività Culturali; Regione Toscana, Giunta Regionale; Fondazione Giovanni Michelucci onlus) il complesso è stato inserito tra le "opere di rilevante interesse storico artistico". (L'architettura in Toscana dal 1945 ad oggi, Alinea editrice). Secondo la mia opinione si tratta ormai di operare un vero e proprio recupero urbano, dando continuità al percorso pedonale interno rimasto da sempre, nel tratto a sbalzo, chiuso verso l'adiacente complesso scolastico, ormai quasi demolito. Eppure, con un nuovo riuso di quest'area, il complesso potrebbe assumere, finalemente, in modo più completo il ruolo e la fisionomia di "centro del quartiere".
L'obbiezione facile sarà che, di questi tempi, non ci sono i mezzi per fare un'operazione così impegnativa.
Si può rispondere subito con due osservazioni. Primo: il recupero deve essere progettato e programmato con intelligente misura e tempistica; perciò con una conduzione rigorosa e trasparente tesa a produrre anche lavoro socialmente utile.
Secondo: il completamento del "centro di quartiere" con il riuso dell'area della scuola in demolizione può essere effettuato mantenendo in quell'area attività di pubblico interesse e ricavandone, con la cessione, i mezzi economici per compiere il restauro del complesso esistente.
In sintesi il recupero del "centro di quartiere" può avvenire a costo zero.
E' con operazioni simili che si misurerà la capacità di operare sull'esistente e, allo stesso tempo, la reale efficienza della pubblica amministrazione.

 
 

Foto: Augusto Mazzini in cantiere (1973); 1. Guida all'architettura moderna. Italia, gli ultimi 30 anni, Zanichelli 1988; 2. L'architettura in Toscana dal 1945 ad oggi, Alinea editrice, Firenze 2011

Foto di Luca Capacci, marzo 2013

lunedì 11 marzo 2013

κρίσις cioè decisione


Nel 1978, quando a Siena si facevano, e si continuò per alcuni anni, mostre che avevano un senso (seguivano cioè un percorso rigoroso), Cesare Brandi, nel catalogo per la mostra di Rutilio Manetti (1571-1639) parlò di "città derelitta". Cosa scriverebbe ora di Siena?
Molti lo citano tuttora, alcuni con particolare frequenza e affezione; ma nessuno - mi pare - con la stessa sua durezza, tanto più tagliente per l'amore scontroso che egli aveva per la sua città.
Mai come oggi si può trarre lo stesso giudizio, non tanto negli articoli che giornali nazionali e internazionali producono ogni giorno su Siena, quanto in mille segni, pesanti ma anche minuscoli, che la città esprime da sé.
E' inutile descrivere e ripetere questi segnali che i cittadini, e non solo essi, possono leggere o avvertire piuttosto come un profondo malessere. Una sorta di progressivo vortice che, prima largo e perciò più nebbioso, si è poi infilato nella città e nell'animo di molti, come una punta tagliente; e, alla fine (?), tragicamente dolorosa.
Eppure i primi segni si leggevano già da molto tempo: nello scadere quantitativo e qualitativo delle attività commerciali: sempre meno libri e prodotti di valore intrinseco; e sempre più mutandine e scarpe. Mentre crescevano le chiusure e le riaperture precarie e pateticamente multietniche: una specie di miseria esotica parallela all'impoverimento della città e dei suoi cittadini.
E poi le maggiori istituzioni in crisi non solo economica: il Monte dei Paschi al di là di ogni concepibile previsione; i partiti (quelli realmente esistenti, verrebbe da dire: uno solo) che ancora non hanno colto tutte le ragioni di questa situazione (certamente non solo senese) e gli spunti di una rinascita che tuttavia, paradossalmente, possono nascondersi proprio entro la crisi stessa.
Crisi, come si sa, significa anche decisione: dunque scelta. E' ricominciando dal di dentro di essa che si può trovare la via d'uscita: certo non breve né facile.

mercoledì 27 febbraio 2013

I grilli in testa

I sondaggi erano da tempo a favore. Porca miseria: poteva essere un trionfo! I Sondaggisti, vil razza d'annata, alle ore 15 del 25 febbraio, non era stata ancora scrutinata una scheda che lanciarono in alto numeri e seggi parlamentari come i coriandoli di un festoso carnevale preannunciato.
Anche io ero contento: su quei numeri il gioco era fatto.

Ma quella contentezza durò poco, perché sentii nella stanza qualcuno che fece:
- Crì-crì-crì!

Prima un grillo, poi un altro, poi un altro, poi un altro ancora: ormai la parete televisiva si andava riempiendo di quella nuova specie di grilli: i Grillini!


dai disegni di Chiostri e Mussino

mercoledì 20 febbraio 2013

Mistero buffo


Ieri sera, 19 febbraio, al grande raduno dei grillini, in Piazza del Duomo a Milano, è apparso (non per miracolo) Dario Fo. Infatti, quando si è presentato ha detto, piano, che l'aveva chiamato... (signorilmente: cioè accennando soltanto con lo sguardo verso l'amico Grillo).
Di fronte a quella folla, già scaldata dal grido dell'ex comico verso l'intera politica italiana: "Siete circondati: arrendetevi!", "Tutti a casa!" gli fa subito eco la massa. E Dario Fo li sprona: "Non mollate, per favore!".
Quel non mollate è un classico incitamento partigiano a resistere al Fascismo. Per Dario, forse, una assonanza dolorosa, anche se, subito, accenna alla grande festa che a guerra finita aveva già riempito la Piazza del Duomo di Milano.
Dario, infatti, quasi sussurra: "Mi sembra di esser tornato indietro di molti anni; alla fine della guerra."
Giusto quando aveva già avuto il coraggio, lui giovanissimo, di levarsi di testa il basco delle brigate nere: rimanendo però legato - come si è visto poi - ad una concezione estremista della politica, se la si vuole chiamare così.

Il Quarto Stato dipinto da Dario Fo

Post Scriptum doveroso.
Sostenere Grillo è lecito ma contemporaneamente criticabile. La storia di Dario Fo è meno schematica di quella che ho tracciato, ma l'ammirazione per l'artista non vieta il giudizio politico. Ed è da non dimenticare mai la vergognosa violenza che Franca Rame subì nel 1973 da delinquenti di estrema destra, che la Giustizia non ha saputo punire.
Anche per questo meglio tenersi lontani da incitamenti come "tutti a casa", "arrendetevi" etc.


Post, post...
Da L'Unità del 21 febbraio 2013

lunedì 11 febbraio 2013

Come niente fosse


È inutile, da parte del PD senese (e anche quello nazionale) ripetere che la decisione di affidare MPS a Viola e Profumo è stata una scelta di Ceccuzzi, allora ancora Sindaco di Siena. Senz’altro si sarà dichiarato d’accordo, credo, ma la decisione è partita da Roma e da chi tale indicazione competeva: la Banca d’Italia. Oggi poi sappiamo, con certezza, da Mario Draghi che lui stesso aveva firmato le due ispezioni che hanno costituito la premessa della successiva decisione. Male ha fatto il PD – anche quello nazionale – ad affermare che “il Sindaco di Siena etc.”. Un’autodifesa che non serve a niente ed è addirittura controproducente, perché può rivelare, inopportunamente, un senso di colpa.
Su l’Unità del 7 febbraio si scrive che, per questo, "il voto di fine mese (le politiche ndr) è visto come propedeutico a quello amministrativo di fine maggio”. Giulio Carli, segretario comunale del PD, afferma di conseguenza, nello stesso articolo, che il vero “obiettivo è rendere impresentabile il PD in vista del 27 maggio”.
E cioè che “vari pezzi democratici nemici di Ceccuzzi punterebbero a far perdere i voti al PD alle politiche per poi presentargli il conto”. Si trattasse dei cosiddetti monaciani, passi. Ma accusare tutti quelli – e sono tanti, cioè più di quelli che hanno votato alle primarie – che di fatto sono stati esclusi dalla partecipazione alle regolari primarie, è vergognoso: oltre che falso. Le primarie per le amministrative si sono tenute nella morsa di regole costituite appositamente per consentire una vittoria sicura a chi poi l’ha vinte.
Tagliando fuori democratici iscritti e fedeli (e che magari avrebbero anche votato Ceccuzzi) di cui invece oggi c’è bisogno per recuperare consenso alle elezioni politiche ormai alle porte.
Chi ha voluto intralciare questa campagna elettorale anticipando insensatamente (ma con uno scopo ben preciso) le primarie per le amministrative?
Se io, personalmente, ho chiesto in assemblea e sul mio blog (architetturepossibili.blogspot.com), le dimissioni almeno del segretario comunale del PD senese, c’era e c’è, evidentemente, un motivo politico.
E ora, per ora, tutti uniti!

Augusto Mazzini


PS. Vedi l'articolo su La Repubblica - Firenze, pagina II di oggi, lunedì 11 febbraio; sotto il titolo "Siena, il peso del Monte sul futuro Sindaco"

giovedì 7 febbraio 2013

Repetita juvant


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disegni di Attilio Mussino

Da due edizioni diverse. Una del 1944 e l'altra della fine degli anni 30, come si vede dall'autografo di mia cugina Liliana. Gli sbaffi di colore, più tardi ma di poco, sull'edizione più vecchia sono di Augusto Mazzini di anni 3-4


NB. L'"argomento" era stato già trattato nel post del 9 maggio 2012

mercoledì 6 febbraio 2013

Il conta balle incantapolli


da Il libro dei nonsense

di

Edward Lear
(traduzione di Carlo Izzo)

Giulio Einaudi editore
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I tacchi sono una applicazione ortopedica da noi aggiunta