venerdì 4 gennaio 2013

La severa leggerezza

La ballerina è Giuditta Alfarano Mazzini

E' banale dirlo ancora: ma l'atmosfera in Italia, e anche a Siena, per quello che ci riguarda più da vicino, è davvero pesante. E persino pesante è la convivenza tra il diffuso pessimismo che ne deriva e la contemporanea persistente incoscienza di tanti comportamenti, anche i più quotidiani. Come se sotto ci fosse una specie di speranza scaramantica "che tanto ce la siamo sempre cavata".
Di Siena è meglio non dire: o dire poco, perché tutti lo sanno. Non c'è Ente, Istituzione, Settore, Attività (escludiamo con simpatia i notai e "quelli al nero") che non siano segnate da crisi, anche profonda.
Riguardo alla leggerezza, essa può essere - come una preziosa eredità della fanciullezza - un modo di leggere e affrontare i problemi legando timori e speranze ad una autentica volontà di cercare e trovare soluzioni. Dalle più personali alle più sociali. Ad esempio, riscoprire mestieri, in apparenza i più modesti, che oggi con più estesa conoscenza possono diventare piccoli nuclei di ricerca e innovazione, eccetera..
Ma, prima di tutto, cacciare - se ci sono - quelli che personalmente, o in gruppo, hanno una parte di responsabilità, pur entro una crisi globale.
Quindi cambiare: dove necessario e utile. Democraticamente: dove è giusto. Con una attenzione particolare alla capacità, tutta italiana, di riciclarsi come attori di una farsa. Vincere invece con l'onestà e l'intelligenza della leggerezza, stando cioè al di sopra di ogni finto e illusorio cambiamento.

mercoledì 12 dicembre 2012

Non sense del 12.12.12

                                                                          C'era un vecchio rifatto di Milano
                                                                          Che scendeva in campo col violino in mano;
                                                                          Contava il suo "Din din din dirindino"
                                                                          Fingendo di suonare il violino,
                                                                          Quel vecchio rifatto di Milano.




                                                                                 disegno di Edward Lear

lunedì 3 dicembre 2012

L'urbanistica come arma

da La Repubblica

In base alla legislazione internazionale le colonie israeliane sono illegali.
Eppure, dopo il voto delle Nazioni Unite che ha riconosciuto - di fatto - lo Stato palestinese, il primo Ministro Israeliano Netanyahu ha immediatamente ordinato la costruzione di nuovi insediamenti nei territori occupati, cioè la Cisgiordania palestinese.
Chi ha visto questi "nuovi insediamenti" già realizzati, ha avuto modo di capire cosa sono e a cosa possono servire. Sono blocchi di abitazioni, costruiti rapidamente, ma hanno l'aspetto di centri fortificati: chiusi al loro interno ma con gli occhi puntati sul territorio circostante. Risultano minacciosi, come se da essi potessero uscire - e talvolta succede - violente incursioni nel territorio circostante, considerato come un'area di pertinenza. Ciò accade non solo nelle aree distanti dai centri palestinesi ma, addirittura, in vista ammonitrice da luoghi noti e cari a tutto il mondo: anche a chi non crede.
Sotto e di fronte a Betlemme, poco oltre Beit Sahour, che con Beit Jala compone l'esteso complesso urbano che ha al suo centro il luogo della Natività; proprio lì, di fronte, come un animale in agguato, sta uno di questi insediamenti. Ma questi nuovi nuclei - che ormai sono moltissimi nella parte israeliana - qui si distinguono per il ruolo che assumono nel controllo di un territorio più vasto in cui sono incistati volutamente.
Per raggiungerli e collegarli è stato inevitabile tracciare e costruire strade: ormai una fitta ragnatela che taglia continuamente il territorio palestinese. Queste strade sono recintate, dunque non attraversabili: se non con sottopassaggi lontani tra di loro e assolutamente obbligatori. Un contadino, non un "colono", che voglia curare il suo oliveto, lì di fronte, deve sottoporsi a estenuanti percorsi.
Se poi aggiungiamo gli alti muri in cemento e i posti di blocco si capisce come i movimenti dei palestinesi entro il loro territorio - per raggiungere anche loro importanti centri (Ramallah per esempio) - sono defatiganti, ma soprattutto umilianti: ogni volta a ricordare la loro condizione di cittadini in libertà vigilata, nella migliore delle ipotesi.
Dunque un vero e proprio sistema di appropriazione e controllo del suolo palestinese e, soprattutto, una rete di tagli e chiusure che forse hanno ormai già spezzato ogni possibile unitarietà fisica della Cisgiordania.
Dove non servono le bombe, ecco l'urbanistica usata come un'arma.
Visitando quesi luoghi, e vedendo quelle situazioni, anche chi, come me, ha alla base del suo rifiuto di ogni violenza oppressiva le sofferenze e le tragedie imposte agli ebrei, si sente spaesato e quasi colpevole.

A.M.
da L'Unità

giovedì 29 novembre 2012

Lettera aperta a





Post Scriptum
Ore 18:15 del 29 novembre 2012

Purtroppo la soddisfazione, ben sottolineata anche da Concita De Gregorio e Vittorio Zucconi su La Repubblica, per l'effetto democratico del confronto Bersani-Renzi rischia di essere gravemente offesa da alcune notizie di oggi. Le costose pagine a pagamento di Renzi su La Stampa, Il corriere della sera, Il sole 24 ore etc.; la proliferazione e distribuzione di moduli prefabbricati per acquisire il diritto di voto al ballottaggio, le conseguenti avventate minacce di fare "confusione" con l'affollamento artificioso ai seggi; tutto questo inquina gravemente l'effetto di democratica competizione che era risultato dal confronto di ieri sera.
Non rimane altro, se le cose stanno così, che Renzi si dissoci immediatamente e inequivocabilmente da queste iniziative che è ingenuo definire sconcertanti. C'è di peggio?

venerdì 16 novembre 2012

Del degrado in breve

Brutto disegno su legno (8 x 5,5), purtroppo siglato.

Siena - ma quante città italiane lo sono, però con interessanti eccezioni - appare in grave e continuo degrado urbano. Dai piccoli segnali: pavimentazioni stradali, ancora in pietra serena, ma sconnesse e con toppe in asfalto; lavori in corso senza esplicita finalità e ufficiale documentazione; e con occupazione privata di spazi pubblici, anche di grande valore e significato. Ora, per esempio, tocca alla Costarella, occhio fotografico sulla Piazza del Campo per migliaia di persone. Persino alterazione di luoghi anche simbolici, come Piazza Tolomei, dove la affliggente e perdurante presenza di una impalcatura ricorda il luttuoso caso della caduta di una mensola del balcone (l'unico nella piazza): tutto ciò per la incapacità di svincolare l'aspetto giudiziario delle responsabilità da quello ingegneristico del rapido consolidamento del balcone.
Ma come tacere dei cosìddetti dehor, che occupano ormai luoghi pregiati della città, eliminando slarghi, affacci, soste con cui si esprime la straordinaria e sorprendente spazialità senese. E' la città (il Comune) che si svende per quattro soldi, autorizzando l'occupazione del suolo pubblico ad uso dei privati. In taluni casi - dato il costo delle strutture che vi si piazzano - la concessione non appare realisticamente revocabile a termini brevi. Favorire le attività economiche è cosa buona e giusta, ma non a grave danno dell'uso pubblico degli spazi e, in generale, della qualità urbana.
Che sembra rimasta, invece, l'ultima risorsa da cui partire per riconquistare faticosamente uno status perduto.


venerdì 2 novembre 2012

Eyes Wide Shut

L'organismo di Siena quasi non ha la forza, o la voglia, o la capacità, di reagire. Eppure siamo di fronte ad un Governo che ha sfornato in quattro e quattr'otto (?) una nuova geografia amministrativa dell'Italia che fa già schifo a vederla disegnata. I matematici-tecnici del Ministero di competenza hanno giocato sul computer a "campo minato"; sollevando ogni specie di putiferio. Ora c'è perfino da vergognarsi a sostenere le ragioni di Siena (e della Toscana: il Presidente Rossi sembra aver deglutito il suo perfetto disegno). Le province toscane ora delineate assomigliano alle "contrade soppresse" del Palio: tristi e inutili. Mancano visibilmente almeno due luci; Pisa e Siena, che qualsiasi cittadino del mondo avrebbe tirato a sorte a occhi chiusi (eyes wide shut).

PS. I politici senesi hanno avuto almeno 20 anni di tempo per realizzare la "città reale", unificandosi con i comuni contermini. Sarebbe bastato, ora, almeno per far saltare il giochino numerico dei gratta e vinci ministeriali.

lunedì 29 ottobre 2012

Ber sani


Il cognome si presta per un titolo che sembrerebbe allusivo al bere; ma qui è usato invece per pura assonanza. C'è qualcosa, infatti, nel modo colloquiale usato spesso da Pier Luigi Bersani, che rimanda al Lambrusco, vinello Emiliano-Romagnolo ricco di bonomia e di sapore vernacolare: come un leggero ammiccamento dialettale rispetto alla lingua volutamente italiana (se esiste) di tanti politici; piccole sterzate che, nel discorso politico, scivolano volentieri verso fantasiose declinazioni.
"Non siam mica qui a smacchiare i leopardi!"; "Non mondiamo mica le pere per mangiar la buccia" (non è vera ma potrebbe esserlo). A volte la frase, pur impegnativa, si spegne invece sbriciolando l'ultima parola...
Niente dunque di allusivo alla pratica del bere; ben diverso l'uso che ne faceva, di tali similitudini, l'umorisa Marcello Marchesi, definando il Presidente della Rebubblica Saragat, "un uomo lambrusco di modi!". Gli piaceva il vino, predilezione certo più nobile di quelle conosciute, si spera fino a ieri, di altri presidenti.
Ho parlato con Bersani una sola volta, quando era Ministro dell'Economia. A Firenze, nell'intervallo di un'assemblea, lo avvicinai per chiedergli di una delle sue "lensuolate": quella che riguardava l'eliminazione delle tariffe professionali (pensavo alle migliaia di architetti italiani).
La risposta fu breve, come un passaggio al terzino: "Di questo se ne occupa Rossi". Secondo me un Rossi un po' inventato: in Italia ce ne sono milioni. Non ebbi tempo, né modo, di citargli la nota lettera di Sébastien Le Prestre, Marquis de Vauban, il grande costruttore di fortificazioni di Luigi XIV; rimaste esemplari quasi fino alla prima Guerra Mondiale. "Caro ministro, se continuerete ad affidare lavori al massimo ribasso, vi troverete circondati o da incompetenti o da imbroglioni".
Ecco un possibile difetto di Bersani: un accenno di liberismo un po' casereccio: poco memore dei suoi studi filosofici. Eppure per il PD, mi sembra oggi una buona scelta votarlo alle Primarie. Lasci fare lo spiritoso al fiorentino Renzi, che non possiede la sua naturale affidabilità.

mercoledì 17 ottobre 2012

Agitare con forza



I Piani Regolatori sono morti: a consolare del triste annuncio rimane la fede. Se avevano un'anima, qualcosa di loro gira ancora tra di noi: perché i Piani Regolatori sono andati oltre la loro "data di scadenza". E qualcuno è ancora mangiabile.
In Italia si sono fatti piani regolatori buoni e piani regolatori sbagliati: c'era comunque una cultura urbanistica che, per quanto quasi completamente monodisciplinare, li accomunava dentro un linguaggio comunque leggibile. Talvolta era solo un dialetto, spesso anche una lingua alta. E gli spropositi si potevano notare a occhio nudo.
Ora siamo, e lo saremo per molto tempo, in una fase che si ama dire "di transizione"; la quale procede per accumulazione di "conoscenze specifiche"; che probabilmente leggono più compiutamente il territorio, ma ne rendono difficile la restituzione in un risultato apprezzabile nelle sue linee essenziali. Perché non disegnano la città e i luoghi per quello che potranno essere: non raccontano niente. Questo vale anche per paesi di poche centinaia di abitanti.
Ogni passaggio, anche secondario, ha oggi una sigla o un nome; ogni settore del presunto sapere ha la sua particolare "cattedra".
Il linguaggio, o il balbettio, che ne esce fuori corrisponde sempre di più ad una burocratica e/o disciplinare competenza. Due obbiettivi sembrano sempre più difficili da raggiungere: il Disegno unitario del Piano; la formazione di Ordinamenti generali (ad esempio Leggi Regionali) che abbiano una sintetica chiarezza "costituzionale". Cioé formata di principi generali espliciti e tra loro conseguenti.
Tutti oggi sono urbanisti e nessuno lo è più. Immane e poco produttivo risulta lo sforzo che compiono alcune Regioni, e l'INU alle sue varie scale, per tenere le fila di una materia ormai disgregata.
In Toscana, ad esempio, l'Assessore competente era partito con idee chiare e concise; e ora sembra navigare generosamente per convegni e incontri. Nel frattempo si sono accumulate Norme e Regole ormai quasi inestricabili, si sono prodotte Sigle che i burocrati e gli apprendisti stregoni dell'urbanistica snocciolano con forse inconsapevole sicumera. Si è ormai riempito un bidone di queste norme, regole, sigle, eccezioni procedurali, competenze, uffici di riferimento, rinvii in fallo laterale di pratiche etc.: che bisognerà, ad un certo punto, rovesciare per capirne il contenuto e il suo sapore/sapere.

disegno di Gordon Cullen da "Il paesaggio urbano, morfologia e progettazione", Gordon Cullen
(The Architectural Press, London, 1961)